Lasciare traccia

Siamo collettivamente indotti a pensare alla nostra vita come a uno spazio-tempo, al cui interno gli eventi concorrono a definirci. Difficilmente riusciamo a sottrarci al tentativo di scandire la nostra esistenza, in sequenze e passaggi. A partire dal suo inizio con la nascita, il suo percorso inteso come vita e il suo tramonto come vecchiaia e morte.

Questo descrivere l'esistenza attraverso il susseguirsi cronologico dei tre cicli, favorisce e consolida i concetti di passato, presente e futuro che tanto e spesso, condizionano i nostri pensieri e le nostre emozioni.


Nella nostra cultura, il tempo scorre inesorabile su una linea orizzontale e col suo scorrere

va a comporre la nostra storia. In altre invece, si immagina scorra su una linea circolare dove non c'é un inizio e una fine, ma solo un continuo rinnovamento e conseguentemente, un unico e solo presente.


Certo è che, al di là della suggestione che si avverte meglio "risuonare" in noi, la nostra storia, è parte e confluisce nella Storia.

Quella del tempo in cui ci troviamo ad esistere e che fluisce incessantemente al di là di noi, da prima di noi e dopo. In questo senso, viene da pensare che la visione di un tempo circolare sia forse più sensata, se siamo disponibili a percepirci parte di qualcosa di più grande.


Resta comunque il fatto, che il nostro passaggio lascerà un segno.


Tutte le società, nel tentativo di esorcizzare la morte, si adoperano a volte consapevolmente e altre meno, a lasciare traccia di sé. Ugualmente molti e molte di noi.

Un tentativo di prolungare la nostra permanenza, per quella paura atavica di scomparire ed essere dimenticati.


Per esaudire questo desiderio, abbiamo a disposizione il nostro modo di "offrirci" e le nostre possibilità di creare cose.

Il nostro offrirci, riguarda le relazioni e ciò che in esse lasciamo alle altre persone. E non si tratta di grandi gesta, in quanto spesso non ricordiamo le persone per quello che ci hanno dato ma per come hanno saputo darcelo. Il nostro saper creare ha a che fare con le "cose" che resteranno. Nel mondo delle arti, della scienza, della scrittura, della filosofia, musica, architettura e più in generale nel mondo delle professioni.


Molte volte nel mio lavoro, mi sono trovato a mettere mano ad opere realizzate da altri in epoche passate ed a fantasticare sulla persona che le aveva realizzate. Mi sono ritrovato su un ponteggio a restaurare qualche decorazione e a pensare che molto tempo prima , qualcuno era stato con la schiena sotto il sole cocente proprio come me in quel momento, nello stesso identico punto e altezza. Mi sono trovato a dipingere decorazioni in ex-novo ed a fantasticare su chi le avrebbe magari poi restaurate, in epoche successive alla mia.

Guardare un palazzo storico e immaginare i muratori al lavoro, l'architetto a progettarlo, l'artigiano ad applicare stucchi e rifiniture.


Ovunque giriamo gli occhi, siamo circondati da infinite tracce che altri e altre hanno lasciato prima di noi.


A partire dai grandi e piccoli monumenti da visitare, al marciapiede che ci riporta a casa.

La panchina su cui ci piace riposare e contemplare, la nostra tazza preferita, la nostra canzone e quel libro che ci ha spalancato la mente.


Mi piace poter girare per la mia città e incontrare la mia traccia sulle facciate dei palazzi o saperla al loro interno, pensare anche a quelle che ho lasciato in altri luoghi, in Italia e fuori. Mi piace pensare alla traccia che posso aver lasciato nelle persone.

Nelle mie amicizie, nelle persone che ho amato, nei miei clienti, nei miei allievi. In chi ho accompagnato per un poco o per buona parte della vita. In quelle con cui ho realizzato progetti, battaglie, sogni.


Per quel che mi riguarda, non avverto che il mio bisogno di lasciare traccia, combaci con la paura di scomparire o essere dimenticato. Lo sento più corrispondere ad una fisiologica necessità di dare un senso alla mia presenza e di ricambiare per il lusso di poterla avere avuta.


Tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.

Paulo Coelho, Sono come il fiume che scorre, 2006


www.artdecosnc.com

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