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16 giugno - Un incontro per imparare a restare

  • Immagine del redattore: Mana
    Mana
  • 10 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

C'è qualcosa che moltə di noi portano in silenzio, qualcosa che non ha sempre un nome preciso ma che continua a farsi sentire sotto la superficie dei giorni, come una presenza discreta che abita il corpo, il respiro, il modo in cui ci avviciniamo alle altre persone e a noi stessə. A volte è una stanchezza che ha smesso di chiedere spiegazioni, a volte è il ricordo di qualcosa che non si è mai davvero chiuso o semplicemente un punto della vita che continua a pulsare in modo diverso dagli altri, come se stesse aspettando qualcosa che non è ancora arrivato.


La cultura in cui siamo cresciutə ci ha insegnato soprattutto una cosa rispetto al dolore:

che bisogna andare avanti, che la sofferenza ha senso solo quando passa, solo quando si trasforma in qualcosa di risolto e sistemato. E così abbiamo imparato a riempire gli spazi,

a confondere il movimento con la guarigione, a diventare molto abili nel compensare,

nel fare, nel tenerci lontanə da quel punto sensibile che la vita ha depositato in noi senza chiederci il permesso. Il dolore però conosce le sue strade, e quando rimane inascoltato continua a chiamare, a volte sottovoce, a volte attraverso una stanchezza inspiegabile, a volte nel corpo, nelle relazioni, nei sogni.


Martedì 16 giugno alle 21, su Zoom, propongo un incontro che porta il nome di questo gesto semplice e antico: respirare nella ferita.


Questo è uno spazio in cui sostare con la stessa qualità di attenzione e di cura che riserveremmo a qualcunə che amiamo davvero, portandola per una volta verso quella parte di noi che da troppo tempo aspetta di essere incontrata, riconosciuta, trattata con dignità.

Nel cuore dell'incontro vive il mito di Chirone, il centauro guaritore che porta nel suo corpo una ferita che rimane aperta. La porta come condizione della sua esistenza, come parte viva del suo sguardo sul mondo e sulle altre persone. Si potrebbe dire che quella ferita è un'immagine dell'anima, qualcosa che continua a respirare dentro la vita e che chiede dignità prima ancora che cura. Questa prospettiva porta con sé qualcosa di profondamente liberante, e risuona con quella comprensione che si chiama semplicemente presenza: la capacità di essere ciò che osserva anche quando ciò che viene osservato fa male, restando nel dolore senza dissolversi in esso, standoci accanto senza fuggire.


Lavoreremo attraverso la parola, attraverso immagini che accompagnano senza spiegare, attraverso una meditazione guidata che usa il respiro per abitare l'esperienza da un punto leggermente più ampio e più respirabile, con uno sguardo capace di guardare la ferita restando liberə. La sera si costruirà con lentezza, seguendo il ritmo di chi ha bisogno di fermarsi prima di poter vedere.

Se senti che c'è un punto nella tua vita che continua a chiedere attenzione, se hai la sensazione che qualcosa aspetti di essere incontrato con più onestà e più gentilezza, questo incontro è lo spazio in cui cominciare, oppure in cui tornare se hai già camminato su questi sentieri.


Chi parteciperà all'incontro riceverà in dono il quaderno digitale "Respirare nella ferita".

L'incontro non verrà registrato: quello che accade in una serata come questa ha il suo senso solo nel momento in cui accade, nel respiro condiviso di chi è presente, e merita di restare lì, custodito da chi c'era.


Martedì 16 giugno, ore 21:00, su Zoom.

Per partecipare clicca qui



 
 
 

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