Meditare con la mente è come chiedere al ladro di fare la guardia.
Ci sono mille modi per imparare a stare fermi.
Corsi di meditazione, pratiche di mindfulness, ritiri, app, podcast, libri.
Il mercato del benessere interiore è affollato e generoso, e in mezzo a tutta quell'offerta c'è qualcosa che accomuna quasi tutto: si lavora sulla mente, attraverso la mente, chiedendo alla mente di osservare sé stessa.
È un percorso valido. Ma ha un limite sottile che chi lo ha provato a lungo conosce bene:
la mente è bravissima a fare la parte di chi osserva, senza davvero cambiare nulla.
Può descrivere i propri meccanismi con precisione quasi poetica, e continuare a ripeterli esattamente come prima.
Il corpo invece non mente. E il gesto, ancora meno.
Quando prendi un pennello in mano e lo carichi di inchiostro, qualcosa in te si rivela prima ancora che tu abbia deciso cosa fare. Il modo in cui tieni il manico, la pressione che eserciti sul foglio, la velocità con cui inizi il tratto, il momento in cui trattieni il respiro senza accorgertene: tutto questo è già una mappa di come sei, in quel momento, in quella mattina, in quella stagione della tua vita.
La pittura zen lavora esattamente qui. Nel corpo, nel gesto, nella relazione viva e immediata tra ciò che sei e ciò che fai con le mani.
Ho cominciato a lavorare con l'inchiostro e il pennello nel 2012, e quello che mi ha sorpreso di più, negli anni, non è stato quello che imparavo a dipingere. È stato quello che imparavo a vedere di me stesso mentre dipingevo. Il foglio è uno specchio onesto, forse il più onesto che conosco: restituisce con chiarezza il movimento interno, senza commenti, senza giudizi, senza filtri.
Dove il gesto si apre, dove trattiene, dove trova continuità, dove si spezza: tutto questo parla di qualcosa che va ben oltre la tecnica pittorica.
E poi succede una cosa che continua a meravigliarmi dopo tutti questi anni: quello che si impara sul foglio comincia a muoversi fuori dal foglio. Entra nel modo in cui si affronta una conversazione difficile, un momento di incertezza, una scelta che fa paura.
La consapevolezza acquisita attraverso il gesto si traghetta nella vita ordinaria, negli accadimenti concreti, nella propria storia personale, con una naturalezza che nessuna spiegazione teorica riesce a eguagliare.
È per questo che ho costruito Sulla Via dell'Inchiostro nel modo in cui l'ho costruita.
Non come un corso di pittura con qualche elemento meditativo, e nemmeno come una meditazione travestita da pittura. È un percorso in cui il gesto pittorico è il mezzo più diretto e onesto per osservare come si sta davvero nel mondo.
In questo ciclo autunnale il compagno di pratica è il bambù, uno dei Quattro Nobili della tradizione pittorica orientale. Il bambù non viene proposto come soggetto da copiare, ma come presenza con cui entrare in relazione. È radicato in profondità, vuoto all'interno, capace di piegarsi nel vento senza spezzarsi mai. Insegna senza spiegare, e il gesto che lo incontra sul foglio comincia a capire qualcosa che le parole da sole non raggiungono.
Durante otto giovedì mattina, dalle 10:00 alle 11:30, in un gruppo ristretto online, esploreremo questo soggetto attraverso infinite variazioni e possibilità espressive.
Ma soprattutto osserveremo, incontro dopo incontro, cosa accade dentro mentre il pennello si muove. Come si inizia un gesto, come lo si abita nel mezzo, dove ci si irrigidisce, dove invece qualcosa si apre e fluisce. E come tutto questo, lentamente, comincia a riconoscersi anche nella vita fuori dal foglio.
Chi ha già camminato su questa via lo descrive con parole che nascono dall'interno, precise come solo l'esperienza diretta sa essere. Qualcuno ha scritto che il gesto si è fatto preghiera, il respiro rifugio, l'errore maestro. C'è chi ha raccontato di aver scoperto di poter abitare uno spazio senza sentire il bisogno di riempirlo, e che anche il vuoto ha un valore.
Sono parole nate sul foglio. Ma descrivono qualcosa che è accaduto dentro, e che poi si è spostato fuori, nella vita vera.
Il percorso comincia il 1° ottobre e si conclude il 19 novembre 2026.
Otto incontri online, ogni giovedì mattina, dalle 10 alle 11.30 con registrazioni disponibili per chi non potesse collegarsi in diretta. Il gruppo è volutamente piccolo, tra sei e otto partecipanti, perché lo spazio funziona quando è raccolto e autentico.
Il costo complessivo è di 330 euro; puoi scegliere se pagare in un'unica soluzione oppure rateizzare, e se ne hai bisogno possiamo concordare insieme più rate, con tempi che abbiano senso per te. Quello che mi interessa è che chi sente un'attrazione reale verso questo percorso possa entrarci: il mondo che vorrei, nel mio piccolo, comincio a crearlo da qui. Per qualsiasi necessità scrivimi su WhatsApp al 335 8015840.
Se senti che questo è il tuo momento, se qualcosa in quello che hai letto ti ha chiamatə, puoi trovare tutte le informazioni per entrare seguendo il link qui sotto.
Il pennello aspetta. E sa già qualcosa di te.






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