Ciò che ho frainteso per anni.
- Mana

- 4 ore fa
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Ci sono momenti della vita in cui ci siamo trovati davanti a una ferita e abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio: l'abbiamo trattata come un guasto da riparare, una porta da richiudere in fretta, un rumore da zittire perché disturbava la quiete apparente delle nostre giornate. Abbiamo cercato medicazioni, spiegazioni, tecniche per andare avanti, convinti che il compito fosse cancellare il segno il più velocemente possibile.
E se quella ferita, invece, avesse sempre avuto un linguaggio proprio?
Se avesse provato a raccontarci qualcosa, con la voce lenta e ostinata di ciò che non si lascia mettere a tacere?
È questa la domanda che ha attraversato la mia vita per molto tempo, ed è la stessa domanda che il mito di Chirone porta con sé da migliaia di anni.
Chirone era un centauro, maestro di eroi come Achille e Giasone, custode di conoscenze antiche: la medicina, la musica, l'arte del combattimento, la lettura del cielo.
Un giorno viene colpito per errore da una freccia avvelenata, e quella ferita non guarisce mai. Chirone è immortale, e proprio la sua immortalità lo trattiene per sempre dentro un dolore che nessuna cura può placare. Colui che sa guarire ogni altro essere vivente porta con sé una ferita che nessun rimedio riesce a toccare. Per anni resta in questa condizione, finché non compie una scelta che cambia il senso di tutta la storia: rinuncia alla propria immortalità, e accetta di andare verso una natura fragile, la stessa che condivide con ogni essere umano. Gli dèi accolgono questo gesto, e lo trasformano in una costellazione, ancora visibile nel cielo notturno. La sua ferita non scompare. Diventa luce, e una luce nel cielo non serve a cancellare il buio: serve a orientarsi dentro di esso.
C'è una fiducia profonda che il mito custodisce, ed è la fiducia che nulla di ciò che ci accade sia davvero contro di noi, anche quando ferisce, anche quando sembra togliere invece che dare. Questa non è una consolazione facile, e non significa smettere di sentire il dolore o fingere che vada tutto bene. Significa lasciare che, accanto al dolore, si apra anche uno spazio diverso, uno sguardo capace di chiedersi cosa quella ferita stia davvero indicando, quale direzione stia silenziosamente tracciando dentro la nostra vita.
Per fare questo, la mente deve imparare a farsi da parte, almeno per un momento.
La mente vuole spiegare, catalogare, risolvere in fretta, e in questo suo movimento spesso copre proprio la voce più sottile che vorrebbe farsi ascoltare, quella del cuore, quella che alcuni chiamerebbero anima.
Ho costruito una serata intera intorno a questa immagine,
e l'ho chiamata Respirare nella ferita. Si terrà giovedì 24 settembre, dalle 20:30 alle 22:30.
La serata inizia con un ingresso lento nel corpo, con il respiro come guida, il modo più semplice e più antico che conosciamo per far tacere la mente e lasciare spazio a ciò che sente. Ci sono riflessioni e domande che non chiedono di essere risolte subito, ma possono essere lasciate abitare, come semi che troveranno il proprio tempo per fiorire. Il cuore dell'incontro è una meditazione che attraversa il mito di Chirone dall'interno: la ferita, la vulnerabilità, la scelta di lasciare l'immortalità, la trasformazione in costellazione. Alla fine lascio spazio a un gesto libero, un segno che nasce dal respiro, senza che l'abilità tecnica abbia alcun peso.
Ogni persona che partecipa riceve in dono il quaderno Respirare nella ferita della collana "Quaderni per navigare senza fretta né direzione e perdersi con grazia"che contiene tra le altre cose due meditazioni audio da ascoltare quando si desidera, una dedicata a Chirone e una seconda pratica di circa quattordici minuti, pensata per essere ripetuta nel quotidiano.
Non ti prometto una guarigione rapida. Ti offro una storia antica che continua a parlare a chi la ascolta, e uno spazio dove stare, per una sera, accanto alla parte di te che porti da tempo senza sapere bene come guardarla, lasciando che la mente si faccia da parte per qualche istante e che qualcos'altro, più profondo, possa finalmente farsi sentire.
Se qualcosa di ciò che hai letto ti riguarda, probabilmente lo hai già riconosciuto.
Ti aspetto giovedì 24 settembre alle 20.30 online su Zoom.
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Filippo





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