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Qualcosa sta per arrivare

  • Immagine del redattore: Mana
    Mana
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

C'è una distanza che conosci.

Si apre in certi momenti, davanti a uno specchio, in una fotografia, nello sguardo di qualcuno che ti restituisce un'immagine che riconosci ma che senti solo in parte tua.

Il corpo si è trasformato, continua a trasformarsi, e quella trasformazione porta con sé qualcosa che va molto oltre il cambiamento fisico. Porta una domanda silenziosa, quasi sempre senza risposta, su chi sei adesso rispetto a chi ricordi di essere stato.


Quella domanda se la fanno molte persone. La portano in silenzio, la aggirano, la sorvolano in fretta. Perché fermarsi li richiede qualcosa che la vita quotidiana tende a rendere difficile: il tempo, la quiete e la disponibilità a guardare davvero ciò che c'è, senza aggiustarlo subito.


E poi c'è la stanchezza. Quella specifica, quella che viene da quanto tempo si porta avanti una resistenza silenziosa verso qualcosa che cambia comunque. Ogni giorno un piccolo sforzo per continuare, per guardare altrove, per andare avanti come se certi pensieri sul proprio corpo fossero normali, inevitabili, parte del paesaggio. Quella stanchezza si accumula. Diventa un modo di stare con sé stessə che consuma più di quanto sembri.


Eppure c'è un altro lato, e lo conosci altrettanto bene.

Quello dei momenti in cui senti il peso di tutto ciò che hai attraversato come qualcosa di prezioso, come uno spessore che ti appartiene e che nessuno potrebbe avere al posto tuo. Le stagioni difficili trasformate in comprensione, le prove portate fino in fondo, persino le scorciatoie cercate e i prezzi pagati, tutto depositato dentro di te come un terreno ricco che continua a lavorare in silenzio.

E dentro questo terreno, se ti fermi abbastanza a lungo da sentirlo, c'è qualcosa di ancora più antico. Una presenza silenziosa che ha attraversato ogni stagione senza consumarsi in nessuna. Che guarda con la stessa qualità di attenzione tutto ciò che passa, che era lì quando avevi vent'anni e che è lì adesso, invariata, continua, più antica di qualsiasi immagine che uno specchio possa restituire.


Quello che lo specchio non vede è questa presenza.

Ed è il titolo del percorso che uscirà il 23 luglio.

E come ho fatto il 23 aprile scorso per festeggiare il mio compleanno, quando ho messo Smettere di trattenere a 23 euro per un solo giorno, anche questa volta il 23 del mese porterà con sé un regalo. Il 23 luglio, solo per quel giorno, Quello che lo specchio non vede sarà disponibile a 23 euro. Dal 24 il prezzo sarà quello pieno, 27 euro.


Quattro meditazioni audio, una a settimana, dodici minuti al giorno, per imparare a stare con il proprio corpo con occhi diversi. Con più riconoscimento, con più gentilezza, con quella gratitudine concreta che abbraccia la fatica dentro qualcosa di più ampio.


Nei prossimi giorni vi racconto altro. Intanto, se qualcosa di quello che hai letto ti ha toccato in un punto preciso, tienilo lì. È esattamente da lì che questo percorso parte.

A presto.

Filippo


 
 
 

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