Il gatto che aspettava e il fiore che sapeva
- Mana

- 7 lug
- Tempo di lettura: 2 min
In un giardino antico, dove il tempo scorreva con la lentezza delle stagioni, viveva un gatto dal pelo scuro come l'inchiostro di notte. Ogni anno, quando l'aria di primavera portava con sé un profumo sottile e promettente, il gatto si sedeva ai piedi dello stesso ciliegio e aspettava.
Aspettava nel modo in cui solo i gatti e i saggi sanno aspettare, con tutto il corpo quieto e tutta l'attenzione viva, come se il momento presente fosse l'unico posto degno di essere abitato.
Il ciliegio la conosceva bene, quell'attesa. Ogni primavera apriva i suoi fiori sapendo già che sarebbero caduti, e lo faceva ugualmente, con la stessa generosità di sempre, senza trattenere nulla per sé. Era questa la sua saggezza silenziosa: la capacità di fiorire completamente nonostante la fine fosse già scritta da qualche parte nei rami.
Un mattino arrivò nel giardino una bambina che correva tra gli alberi con quella libertà leggera che appartiene a chi ha ancora il cuore aperto al mondo. Si fermò di colpo davanti al ciliegio, perché un petalo le era caduto sul palmo della mano aperta, e lei lo guardò con gli occhi spalancati come se stesse ricevendo qualcosa di importante.
Il gatto la osservava da lontano, immobile.
La bambina alzò gli occhi verso i rami carichi di fiori e chiese ad alta voce, senza sapere bene a chi: perché sono così belli se poi cadono tutti?
Il silenzio che seguì era pieno, denso, vivo. E dentro quel silenzio il gatto si alzò lentamente, si avvicinò alla bambina, le si sedette accanto e cominciò a fare le fusa, come se la domanda fosse già la risposta.
La bambina rimase ferma a lungo, con il petalo in mano e il gatto caldo contro il ginocchio, e sentì qualcosa sciogliersi dentro di lei, qualcosa che riconobbe pur senza saperlo nominare, quella sensazione che arriva quando una verità ti tocca prima ancora di spiegarsi.
Anni dopo, quella bambina diventata donna sedette davanti a un foglio bianco con un pennello in mano. E mentre l'inchiostro scendeva sulla carta tracciando il profilo di un ramo di ciliegio, capì che stava dipingendo la stessa cosa che aveva sentito quel mattino nel giardino: la bellezza di ciò che passa, la grazia di ciò che si offre completamente, la pace profonda che abita dentro l'impermanenza quando la si guarda con occhi fermi e cuore aperto.
Il pennello porta in superficie esattamente ciò che sei nel momento in cui tracci il segno.
E quando sei presente, davvero lì, quello che emerge sulla carta è qualcosa di più grande di un disegno. È un incontro.
Il 12 luglio a Milano c'è una domenica intera costruita attorno a questo incontro.
Il workshop del pomeriggio dedicato al Gatto ha raggiunto il suo numero massimo di partecipanti ed è al completo. Per il Saiboku Workshop del mattino con gli acquerelli giapponesi dedicato al Fiore di Ciliegio, dalle 10:30 alle 12:30, restano pochissimi posti, e chi ha sentito risuonare qualcosa in questo racconto probabilmente sa già se questo appuntamento appartiene al proprio luglio. Il gruppo è piccolo per scelta, massimo otto persone, in via Carlo Maderno 4.
Tutti i materiali sono inclusi. Il costo è di €75, con €25 da versare all'iscrizione e il saldo in sede il giorno del corso.
Trovi il link per iscriverti qui




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