Un anno straordinario


Tutti i gli eventi che si manifestano nella nostra vita, chiedono nella loro intrinseca natura di essere attraversati e offrono molteplici possibilità di lettura, dalle quali ne derivano differenti e conseguenti esperienze.

I virus esistono da sempre e ciclicamente ne sono arrivati e ne arriveranno sempre di nuovi.

Ad oggi vi sono tre ipotesi principali che mirano a spiegare le origini dei virus, il dato certo é che questi si siano manifestati in un'epoca remota che ha a che fare con l'apparizione della prima cellula. In poche parole, hanno a che fare con l'inizio della Vita sul pianeta.


I virus possono essere dotati di un genoma a DNA o a RNA; la stragrande maggioranza sono a RNA. L' RNA è a sua volta classificato come RNA-messaggero in quanto possessore e trasmettitore di informazioni genetiche.

Non mi interessa e non sarei in grado di proporti ora una lezione di biologia, ma desidero condividere con te una suggestione che la funzione di messaggero mi ha ispirato, estrapolandola dal contesto clinico-scientifico.

La premessa è che io non sono un negazionista. Che ho molto rispetto e solidarietà per tutti e tutte coloro che da questo virus sono stati colpiti, direttamente e indirettamente.

Sia sul livello della salute, degli affetti e più in generale economico ed esistenziale. Così pure per tutte e tutti coloro che si sono ritrovati a misurarsi con esso per la loro preziosa professione.

Ma è nella mia natura guardare agli eventi attraverso un filtro che punta a ricercare simbologie, significati e indicazioni. Non credo al caso e va da sé che ogni accadimento, cerco di viverlo non come una sterile coincidenza fortunata o sfortunata.


Mi affascina tantissimo la suggestione di un messaggio, intrinseco all'RNA di un invisibile virus che è stato in grado di arrestare il mondo intero.


Per semplificare e sintetizzare, scelgo due livelli di osservazione tra i tanti possibili:

la nostra condizione umana ed una più vasta, che ha a che fare con la Vita intesa come Natura, cui tutte e tutti noi siamo una Sua specie al pari di tutte le altre esistenti.


Quando in quest'anno ci siamo forzatamente fermati, abbiamo riscoperto nelle nostre grandi e piccole città: il silenzio, il cielo terso, l'aria pulita, l'acqua dei fiumi meno torbida e questo, lo abbiamo riscontrato con piacere.

La potenza violenta e straordinaria di quell'arresto totale, in me ha fatto emergere la fantasia che il vero virus di cui bisognasse temere eravamo noi stessi, in qualità di specie.

In questa fantasia si ribalta del tutto la visione che ci è stata proposta e a cui abbiamo scelto di aderire, ed ho immaginato e guardato il virus non come un agente patogeno "cattivo" e senza ragioni di esistere, ma come un vero e proprio anticorpo del sistema immunitario della Grande Madre ( così viene chiamata la Natura nello sciamanesimo), che stava semplicemente svolgendo il suo ruolo di "soldatino" per eliminare il vero virus che da troppo tempo ha messo a rischio la sopravvivenza del pianeta.


D'altra parte, trovo davvero ridicolo avere la presunzione di valutare un virus in termini di giusto o sbagliato, buono o cattivo. Questi sono parametri mentali, inutili tentativi di classificazione. Se siamo tutte e tutti d'accordo a ritenere che la Vita, la Natura o la Grande Madre, sia qualcosa che non siamo ancora riusciti a comprendere nel suo più profondo mistero e che questa è regolata da un'intelligenza superiore, guardare i virus unicamente come a un errore da correggere, risulta arrogante ed estremamente superficiale.


E se il messaggio fosse che la Vita, si sta semplicemente armando per la sua sopravvivenza, come sempre ha fatto nelle diverse ere e sempre farà ogni qual volta viene compromesso il suo equilibrio o meglio ancora, eco-sistema?


Allora, credo che a noi non tocchi altra scelta di smetterla di percepirci separati da essa ed integrare questa battaglia nella nostra transitoria esistenza. Non la nostra sopravvivenza a scapito di tutto il resto: le risorse, le altre specie, i mari ecc. Ma la nostra sopravvivenza insieme e collegata a quella di tutto il resto. Non solo delegando attraverso il voto politico a coloro che presto o tardi potrebbero perdersi per strada, ma in ogni piccola o grande scelta nel quotidiano. Per quello che possiamo fare e quanto meno, senza boicottare quel poco che si sta già tentando di fare.


Nella nostra condizione umana invece, il messaggio si sviluppa e si declina in forma soggettiva. Noi tutti e tutte siamo stati "asfaltati"in qualche modo da questa esperienza. Abbiamo avuto contatti della nostra rete sociale e siamo stati in prima persona, individui che hanno rischiato di andare fuori di testa, che hanno attraversato momenti di grande incertezza, che hanno dovuto reinventarsi ed accettare di separarsi da abitudini, idee e progetti di vita con cui si erano identificati e verso le quali avevano investito energie e finanze, che hanno subito fortemente la solitudine o al contrario la convivenza coatta e tanto e molto altro.


Qual'è il messaggio che hai saputo recepire in questo evento, tuo malgrado?


Io ho vissuto momenti di grande sconforto, rabbia e paura. Ho dovuto confrontarmi con inconsapevoli e sorprendenti resistenze a lasciare andare quello che in un attimo è stato spazzato via dalla mia vita professionale e sociale. Ma sarei bugiardo se non riconoscessi anche ciò che quell'evento mi ha portato, in termini di nuova consapevolezza e di visione della mia vita e delle mie possibilità e priorità, di imparare l'adattamento alle impreviste circostanze, accogliendo l'inaspettato, ammettendone anche la paura, tentando di mantenere solo ed unicamente il focus sulla fiducia.


È stato un anno straordinario. Estremamente faticoso.

Auguro a tutte e tutti quel che si sente di aver più bisogno, ma non riduciamo questa esperienza al solo chiedere. Auspichiamo e contribuiamo ad un salto evolutivo collettivo iniziando ad offrirci a favore della salvaguardia della Natura o se sei credente, del tuo Dio che è in tutte le cose.

Non ricaschiamo nell'inconsapevolezza appena tutto questo sarà finito, prendiamoci la responsabilità della nostra sopravvivenza e di quella di chi verrà dopo di noi.

Riconoscendoci alla pari con tutte le altre forme di Vita che non sono tenute a sacrificarsi per noi.
















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