Restare
- mana12861
- 3 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono momenti, durante la pratica, in cui lo sentiamo tuttə.
Il corpo rallenta. Il segno si incrina. La mano esita un attimo prima di toccare la carta.
Succede sempre, prima o poi. Succede a chi arriva per la prima volta.
Succede a chi pratica da anni.
Succede anche a me.
Quando siamo insieme, nella stessa stanza o a distanza, collegatə da uno schermo ma nello stesso tempo interiore, lo riconosco subito. Lo vedo negli sguardi che si alzano appena.
Nel modo in cui il respiro cambia.
In quel micro-movimento che dice: “Non sta venendo come vorrei.”
È lì che accade la pratica vera.
Non nel segno che riesce. Ma nel momento in cui scegliamo di restare. Insieme.
Restiamo nel corpo che sente.
Nel respiro che cambia.
Nel gesto che chiede tempo invece di correzione.
E qualcosa, senza rumore, si riallinea.
Non perché abbiamo capito cosa fare.
Ma perché smettiamo di chiederlo subito.
In quei momenti io non sono davanti a voi. Sono con voi.
Che sia in presenza o a distanza, il campo è lo stesso: ascolto, attenzione, tempo condiviso.
Anch’io ascolto. Anch’io rallento. Anch’io resto.
E accade una cosa che ogni volta mi sorprende: mentre io accompagno, vengo accompagnato. Mentre tengo lo spazio, lo spazio tiene anche me.
Col tempo mi sono accorto che questo modo di restare non rimane confinato alla pratica.
O, meglio, non sempre.
A volte riesco a ricordarmene nella vita quotidiana, a volte no.
Ma qualcosa, da quando pratico pittura zen, ha iniziato a sedimentarsi.
Lo riconosco nelle situazioni che stringono. Nei momenti in cui vorrei reagire subito.
Quando il gesto della vita non viene come l’avevo immaginato.
Non sempre riesco a restare.
Ma so dov’è quel punto. So che esiste.
La pratica non mi ha reso più calmo. Mi ha reso più presente.
E questa presenza, quando riesco a portarla fuori dalla carta, cambia il modo in cui attraverso le relazioni, le difficoltà, le scelte quotidiane.
Non perché le cose diventino più semplici.
Ma perché smetto di fuggire appena fanno attrito.
È questo che, senza accorgercene, alleniamo insieme.
In presenza o a distanza. Un gesto alla volta. Un respiro alla volta. Una soglia alla volta.
Ed è per questo che, ogni volta che ci incontriamo,
so che non sto solo guidando una pratica.
Sto entrando in uno spazio che mi riguarda quanto riguarda voi.
Io continuo a tornarci così.
Con voi.
Filippo








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