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Quando una crepa cambia il modo in cui guardi la vita.

Ci sono momenti della vita in cui diventa chiaro che alcune ferite restano.


Molte di queste ferite vivono lontano dagli sguardi; si muovono in silenzio sotto la superficie delle giornate e camminano accanto a noi mentre lavoriamo, mentre parliamo con qualcuno, mentre attraversiamo i piccoli gesti della vita quotidiana.

Il corpo le riconosce subito; il respiro cambia appena, una memoria riaffiora, un pensiero attraversa la mente e poi si ritira come un’onda che tocca la riva e torna lentamente al mare.


Negli ultimi mesi ho lavorato molto intorno a queste immagini ed è così che è nato il quaderno Respirare nella ferita, che uscirà nelle prossime settimane.

Mentre scrivevo mi sono accorto che dentro quelle pagine viveva qualcosa che chiedeva anche un’altra forma: una presenza condivisa, uno spazio vivo in cui incontrare insieme questa parte della nostra esperienza umana.


Durante la serata del 12 marzo entreremo proprio lì, con lentezza, con il respiro, attraversando alcune immagini simboliche che accompagnano la storia dell’anima umana.

Una di queste immagini arriva dalla mitologia greca: è la storia di Chirone.

Chirone è una figura particolare, metà uomo e metà cavallo; vive tra il mondo degli istinti e quello della coscienza. È un guaritore, un maestro, qualcuno a cui molti eroi si rivolgono per imparare. A un certo punto accade qualcosa: una freccia avvelenata lo colpisce per errore e la ferita resta nella sua carne.

Chirone conosce le erbe, conosce le arti della cura, ha accompagnato molte persone nella guarigione; eppure quella ferita continua a vivere nel suo corpo.

Il mito custodisce un’immagine profondamente umana: la vita, a volte, lascia dentro di noi una crepa che continua a respirare nel tempo; quella crepa entra nella nostra storia e diventa una soglia attraverso cui lo sguardo cambia.

Quando la ferita trova posto nella nostra vita accade qualcosa di sottile e potente; cresce l’attenzione verso la fragilità delle cose, cresce la capacità di riconoscere le crepe negli altri e il modo in cui stiamo al mondo si fa più profondo, più umano.


Durante l’incontro Respirare nella ferita attraverseremo proprio questo territorio.

Lo faremo con meditazioni guidate, alcune letture, momenti di silenzio e alcune domande che aiutano a riconoscere dove la ferita vive oggi nel nostro corpo.

Verso la fine della serata inviterò ognunə a lasciare un segno su un foglio; un gesto semplice con una penna oppure con un pennello, lasciando che il movimento della mano segua il respiro e dia forma a ciò che durante la serata ha trovato spazio per emergere.

Quel segno resta come traccia di ciò che si è mosso dentro.

Chi lo desidera potrà inviarmelo nei giorni successivi e riceverà una restituzione simbolica personale; uno sguardo che continua ad accompagnare il lavoro iniziato insieme.


Questo incontro rimarrà un luogo vivo e custodito.

Per questo ho scelto di non registrarlo; la presenza di ognunə potrà muoversi con libertà e rispetto dentro lo spazio della serata.

Il quaderno Respirare nella ferita verrà pubblicato nelle settimane successive e tutte le persone che parteciperanno all’incontro lo riceveranno in dono quando sarà disponibile.


A volte basta fermarsi un momento e respirare accanto a ciò che nella vita continua a vivere dentro di noi.



🕯 Respirare nella ferita

Giovedì 12 marzo

20:30 – 22:30

Online su Zoom


Con cura,

Filippo


 
 
 

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