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Certi passaggi chiedono di essere attraversati, non solo subiti.

  • Immagine del redattore: Mana
    Mana
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

C'è un momento che conosci bene, anche se probabilmente non gli hai mai dato un nome preciso. È il momento in cui senti che qualcosa è già cambiato, che il terreno sotto i piedi non ha più la stessa consistenza di prima, che una parte di te è già altrove mentre il resto prova ancora a tenere. Non è ancora finita, ma non è più come prima.

E in questo spazio sospeso, strano, a volte doloroso a volte semplicemente pesante, nasce quasi spontaneamente un gesto: ti volti.


Ti volti verso quello che stai lasciando, per toccare ancora una volta la sua consistenza, per sentirti rassicurare che è stato reale. Oppure ti volti verso quello che sta arrivando, cercando una forma, una conferma, qualcosa di abbastanza visibile da poter reggere il peso del tuo passo. È un gesto umano, comprensibile in ogni sua fibra. Ed è anche il gesto che più spesso interrompe il movimento proprio nel punto in cui il movimento stava per compiersi.


Forse ti è successo con una relazione che sapevi essere finita ma che continuavi a rileggere nei messaggi, nei gesti, nei silenzi. Forse con un lavoro che aveva smesso di nutrirti ma che non riuscivi a lasciare del tutto. Forse con una versione di te stessa che non ti apparteneva più ma che portavi ancora addosso come un vestito familiare, quasi per non spaventare nessuno, te compresa. I passaggi si somigliano tutti in questo: chiedono di andare avanti, e il corpo cerca conferme.


Quello che quasi nessuno ci insegna è come stare dentro un passaggio mentre accade. Come riconoscere il momento preciso in cui nasce il bisogno di una conferma.

Come lasciare che quel momento passi senza seguirlo immediatamente e fare un passo che sia intero anche quando il passo successivo non si vede ancora.


Questo è esattamente il territorio che attraverseremo insieme il 26 maggio.

La sera inizia alle 20:30 su Zoom e dura fino alle 22:30.

Il primo tempo è dedicato all'arrivo, a lasciare che la giornata si depositi, a ritrovare il corpo e il respiro. Da lì entriamo nel lavoro con una meditazione guidata che accompagna nel punto preciso in cui nasce il gesto del voltarsi, riconoscendolo nelle situazioni reali della vita, nelle tensioni fisiche, nei movimenti interiori che spesso sentiamo ma non sappiamo ancora nominare. Durante la serata porteremo due immagini antichissime, Orfeo e la moglie di Lot, non come storie da analizzare ma come specchi vivi. Entrambe custodiscono una conoscenza precisa di questo passaggio, e quando le si incontra nel modo giusto qualcosa si sposta prima ancora che si capisca perché.


Ci sarà spazio per domande da abitare, per una parola o per il silenzio, per un gesto concreto di chiusura verso la fine. Tutte le persone presenti riceveranno in dono il quaderno Varcare senza voltarsi, che uscirà nelle settimane successive come traccia e continuazione di ciò che sarà vissuto insieme.


Prepara uno spazio raccolto, qualcosa per scrivere, una luce che ti faccia sentire a casa.

Se senti che questo ti riguarda, il passo è già cominciato.

Puoi registrarti a questo link


Ti aspetto

Filippo



 
 
 

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